- In primo luogo, la copia su larga scala, nota per la pirateria e le piattaforme di condivisione (e, da qualche tempo, in forma diversa, per l’addestramento dell’intelligenza artificiale).
- In secondo luogo, l’aggregazione automatizzata o generata dagli utenti, nota per i motori di ricerca, i social media e le piattaforme di streaming.
- In terzo luogo, la trasformazione non autorizzata, nota per le possibilità creative offerte dalle piattaforme (e, da qualche tempo, dai sistemi di IA generativa).
Esamineremo qui più da vicino il terzo problema, ovvero la modifica e la trasformazione nel social web. Una società di gestione collettiva dei diritti d’immagine deve fornire soluzioni in merito. Tuttavia, noi di ProLitteris ci occupiamo, nella pratica, quasi esclusivamente di licenze artistiche, ovvero di riproduzioni professionali di opere d’arte figurativa e di fotografia artistica. Nell’ambito della gestione collettiva, non abbiamo quasi mai a che fare con consumatori e prosumer. Tuttavia, riceviamo regolarmente richieste di questo tipo per consulenze legali.

A prima vista, meme, edit e remix sembrano semplici giochi. Talvolta, però, si creano mercati e influenze di mercato per la gestione dei diritti delle fotografie e delle illustrazioni professionali. Inoltre, vi sono casi di alterazione e denigrazione che autrici e autori, case editrici e produttori non sono disposti a tollerare. Non da ultimo, una condivisione sfrenata sui social di frammenti di opere comporta anche che la diffusione e la ricezione sfuggano al controllo. Non sarà più possibile ascoltare senza pregiudizi i brani musicali popolari e spesso casuali utilizzati nei post sui social media e sui servizi di streaming.
Nonostante questi eccessi, le rielaborazioni provengono anche da fan e amici dei creatori e dei produttori dei contenuti originali e possono avere un effetto pubblicitario, seppur incontrollato. Anche in assenza di tale vicinanza e apprezzamento: chi vorrebbe mai intraprendere azioni legali contro i consumatori e le comunità online?
Il diritto d’autore sottopone le rielaborazioni, in linea di principio, all’obbligo di autorizzazione, con privilegi per la creatività e la critica. Grazie a queste libertà d’uso previste dalla legge, il problema è già quasi risolto:
- nell’ambito dell’Unione Europea, le rielaborazioni consentite sono denominate «pastiche», termine con cui si intende un confronto creativo che riprende l’originale, ma allo stesso tempo se ne distingue e non pregiudica il mercato dell’originale.
- Il principio statunitense del «fair use» offre una libertà di utilizzo prevista dalla legge, subordinata, tra l’altro, allo scopo e alla natura dell’utilizzo. Le creazioni trasformative, ovvero nuove espressioni originali, costituiscono un forte argomento a favore del «fair use».
- La legge svizzera sul diritto d’autore prevede una libertà di parodia che comprende anche adattamenti analoghi dell’opera. Si intende una satira, una parodia o una critica all’opera o alla sua paternità – o anche all’opera stessa?
È proprio qui che risiede il nocciolo della questione, sia dal punto di vista giuridico che politico nel diritto d’autore: posso davvero utilizzare qualsiasi opera per illustrare o rafforzare un’affermazione qualsiasi? Vale lo stesso anche nel diritto svizzero, dove è in vigore una disposizione legislativa più datata rispetto a quella dell’UE? Questa libertà implica che io possa attingere liberamente e con leggerezza all’intero patrimonio culturale, senza tener conto della sostanza utilizzata e del suo significato e messaggio intrinseci – purché non pregiudichi il mercato e la gestione dell’originale? Posso quindi utilizzare «L’urlo» di Munch per rappresentare l’indignazione, la «Colomba» di Picasso per simboleggiare l’amore per la pace, le battute iniziali della Quinta Sinfonia di Beethoven per evocare il destino, e spezzoni di film con Darth Vader e Voldemort per rappresentare il male?
Questa concezione estesa della libertà porta a una situazione in cui la parodia, la riflessione critica e la rielaborazione non hanno più nulla a che vedere con l’opera utilizzata. L’artista, l’autore, il regista ecc. perdono il controllo sull’uso della propria opera e sul suo contesto. L’effetto e la ricezione delle loro opere vengono indeboliti. Ai diffusori di meme e ai consumatori comuni potrebbe non importare, ma ai creatori delle opere?
Il problema si aggrava, poiché le rielaborazioni sono diventate molto più semplici grazie ai nuovi generatori di immagini, audio e video. L’era dei frammenti di collage è finita. La produzione richiede pochi secondi (il che costituisce anche parte della soluzione, come vedremo più avanti).
È degno di nota il fatto che un’applicazione così ampia delle libertà d’uso superi il requisito di necessità che caratterizza altri privilegi giuridici:
- Citazione: utilizzo l’opera protetta nella misura necessaria alla mia espressione personale.
- Cronaca: fornisco informazioni su un evento in cui sono comparsi l’immagine, la musica ecc.
- Libertà di catalogazione e di elenchi: i cataloghi di mostre e aste o gli elenchi museali forniscono informazioni sulle opere esistenti.
L’esempio del personaggio dei libri per bambini Conni permette di illustrare quale possa essere il problema. Nei mesi estivi sono circolati sui social media dei meme generati dall’intelligenza artificiale che utilizzavano il personaggio Conni in modo umoristico, beffardo o addirittura offensivo, senza il consenso della casa editrice o degli autori e degli illustratori. Così, di fronte alla prima ondata di caldo all’inizio di luglio, i vigili del fuoco di Düsseldorf hanno lanciato un avvertimento su Facebook: «Conni non va a nuotare nel Reno». Questa è pubblicità. Il meme «Conni entra nella resistenza armata» è un messaggio politico. «Conni inaugura una piantagione di cotone» è un’affermazione razzista.
Quando la casa editrice Carlsen si è comprensibilmente opposta, ha scatenato una tempesta di critiche: come si può osare intervenire contro i meme su Conni! Ed è vero: secondo la recente legislazione europea e tedesca, gli aventi diritto devono tollerare i meme e le elaborazioni simili, purché non siano a scopo commerciale o denigratorio.
Ma questa norma, alla quale anche la suddetta casa editrice ha dovuto sottostare, rappresenta l’ultima parola? Non sarebbe più appropriato esigere che una parodia o una rielaborazione si riferisca all’opera utilizzata? È proprio con quest’opera, la sua paternità o il suo contesto immediato che dovrebbe avvenire un libero confronto, non con qualcos’altro. Infatti, solo in tal caso vengono toccati i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: devo poter mostrare un’opera (necessità) per poterla discutere pubblicamente. L’opera dovrebbe essere lo scopo, non il mezzo dell’espressione.
A ciò si aggiunge il fatto che l’intelligenza artificiale non dovrebbe essere il problema, bensì la soluzione, poiché la generazione di immagini, audio e video liberi tramite sistemi di intelligenza artificiale è stata notevolmente semplificata. Se in passato era necessario ritagliare o disegnare autonomamente, oggi il software produce rapidamente qualsiasi cosa e si possono impartire con facilità istruzioni affinché non avvenga una riproduzione identica (1:1) di materiale e personaggi esistenti.
Nell’immagine sopra riportata, l’adattamento a fumetti della fotografia «Disloyal Man», si evince che non è necessario il riprendimento concreto e riconoscibile di elementi dell’opera da materiale protetto. Vengono ripresi il rapporto triangolare con gli sguardi (idea) e l’estetica Ghibli (stile).
Una spiegazione più dettagliata per gli appassionati di diritti d’immagine:
- L’immagine in questione non riproduce la fotografia originale, bensì ne presenta una rivisitazione che non riprende le caratteristiche individuali della fotografia stessa, al fine di approfondire le norme in materia di diritto d’autore.
- La fotografia, in virtù della sua composizione e del suo design, costituisce un’opera intellettuale originale. È disponibile una licenza come immagine d’archivio.
- La pratica diffusa di sovrapporre testo alla fotografia e la successiva pubblicazione su Internet (condivisione) costituisce un utilizzo multiplo soggetto a licenza – ma in molti casi viene tollerata come «parodia di qualcosa».
- La creazione e la condivisione di un’immagine generata dall’intelligenza artificiale nello stile dello studio cinematografico giapponese Ghibli è consentita come imitazione stilistica, purché non vengano ripresi elementi concreti e specifici del design originale. I creatori e i diffusori dell’immagine generata dall’IA non sono quindi tenuti a ottenere una licenza per i diritti d’autore di Ghibli. Infatti, in questo caso non si tratta di una riproduzione o di un adattamento soggetto a licenza, bensì di una copia stilistica esente da licenza. Ghibli potrebbe opporsi – dal punto di vista giuridico – solo ai meme che utilizzano un personaggio o un elemento grafico specifico.
- L’immagine generata dall’IA è di per sé priva di diritti; non si tratta inoltre di una fotografia, poiché è generata al computer.
- Sarebbe ipotizzabile la posizione secondo cui l’immagine originale «Disloyal Man», in quanto opera intellettuale, rimanga riconoscibile nelle sue caratteristiche individuali, con la conseguenza che anche per la riproduzione in stile Ghibli sussista l’obbligo di licenza a favore del fotografo o della sua piattaforma di immagini stock. Tuttavia, in questo caso si tende a tollerare ciò che, realisticamente, non è possibile impedire.
- L’immagine del giovane che si volta a guardare una donna che passa, mentre la sua ragazza lo guarda indignata, viene utilizzata milioni di volte su Internet. L’idea delle tre persone è ovviamente di dominio pubblico – tuttavia, occorre rinunciare a riprendere l’immagine o alterarla in modo significativo.
- Diritti della personalità: secondo quanto dichiarato dal fotografo, i modelli hanno rinunciato ai propri diritti della personalità in relazione a questa immagine (e presumibilmente sono stati retribuiti per ciò).
Una guida pratica per i meme potrebbe quindi essere la seguente:
Per le elaborazioni volte all’esercizio dei diritti fondamentali di comunicazione (libertà di espressione, libertà artistica, libertà scientifica, libertà dei media), la riproduzione di idee e stili è consentita dalla legge e non presenta alcun problema. La riproduzione di opere concrete o di parti di esse è consentita dalla legge qualora sia necessaria e qualora l’espressione si riferisca direttamente al materiale utilizzato o alla sua paternità, in particolare sotto forma di parodia o critica. In caso contrario, è necessaria l’autorizzazione degli aventi diritto.
Queste linee guida ci sembrano applicabili ai meme, anche se il diritto internazionale e, a seconda delle interpretazioni, il diritto svizzero e la prassi giuridica in materia di Internet sono più tolleranti. Riproduzioni più estese di opere e prestazioni protette dovrebbero basarsi su licenze – potrebbero anche essere licenze collettive con compensi forfettari, come avviene in altri ambiti.
Torniamo a Conni. In quanto opera protetta dal diritto d’autore, non dovrebbe, a rigor di legge, essere utilizzata per contenuti Internet con cui qualcuno intenda sostenere una tesi o fare una battuta che non ha nulla a che vedere con Conni.
La soluzione si chiama Bonni. Il design è simile, ma non identico: si tratta di una copia dell’idea e dello stile, non di una copia diretta, e non sono riconoscibili le caratteristiche individuali dell’originale. Se chi elabora il contenuto desidera comunque l’originale, ovvero Conni, è probabilmente perché il valore di riconoscimento e la credibilità rappresentano un vantaggio – ovvero, appunto, la proprietà intellettuale.
L’immagine qui riportata è stata creata a titolo esemplificativo da Philip Kübler con ChatGPT. Non sussistono diritti d’autore su di essa, poiché un’opera generata da una macchina non costituisce una creazione intellettuale; il prompt era banale e l’immagine non contiene creazioni intellettuali individuali tratte da opere preesistenti. È stata questione di pochi secondi.
